martedì 15 marzo 2011

22 marzo 2011 - Assemblea pubblica

Coordinamento Genitori insegnanti Crispi

Star bene a scuola:

genitori e insegnanti come comunità educante

Martedì 22 Marzo 2011 ore 16,45

Scuola F. Crispi via A. G. Barrili, 13

Genitori e insegnanti si incontrano per discutere di:

· Continuità con la scuola dell'infanzia

· Programmi e tempi dell'apprendimento

· Compiti a casa e a scuola: l’aiuto dei genitori

· Il senso della valutazione: tra gratuità e prestazione; i voti

· Proposte per incontri successivi

Introduce la Dirigente del I Circolo Didattico Renata Puleo

Segue dibattito a tutto campo

lunedì 14 marzo 2011

La foto del flash mob di Venerdì 11

Guarda le foto
Come genitori e insegnanti delle scuole del XVI Municipio proponiamo di fare un'azione non violenta di disturbo che renda visibile la nostra indignazione rispetto alle ultime esternazioni del Presidente del Consiglio che denigrano la scuola pubblica e noi insegnanti.
Con la forma del flash mob (una concentrazione improvvisa e non strutturata di persone) cominceremo ad attraversare pacificamente ma ininterrottamente la strada per una mezz'ora, indossando cartelli o magliette con scritte tipo: "la scuola pubblica nuoce gravemente alla salute perché insegna a pensare" o "Il presidente del Consiglio mi deve delle scuse"; NOI ESISTIAMO, malgrado lei Signor Primo Ministro. NOI RESISTIAMO malgrado voi Signora Gelmini e Signor Tremonti; io il diploma lo guadagno con il merito e l'impegno di ogni giorno, non lo compro al diplomificio; tra i nostri valori non c'è il mercimonio e nemmeno il bunga bunga: le famiglie lo sanno; sono studente/insegnante della scuola pubblica e non mi vergogno; cartelli stradali di pericolo "pericolo, c'è un cervello in funzione" ecc.

I giornalisti saranno avvertiti in precedenza e potranno documentare l'azione. Speriamo nella presenza degli studenti, anche loro sono stati offesi come studenti della scuola pubblica che non difende i VALORI.
L'appuntamento è per Venerdì 11 alle ore 17,30; ognuno porterà il cartello con la scritta che meglio la/lo rappresenta. Il luogo Piazzale Dunant appuntamento all'angolo di via Mantegazza, dove sono le strisce pedonali. Se riusciremo a produrre un volantino nei prossimi giorni qualcuno potrà volantinare (si pensava di citare il famoso intrevento di Calamandrei sulla scuola pubblica). Ma con la gente (magari arrabbiata) si può anche parlare. Il volantino allegato è quello sulla difesa del tempo pieno che stiamo diffondendo in questi giorni alla scuola Crispi e che potremmo diffondere anche in questa occasione.
PARTECIPATE!!

martedì 8 marzo 2011

Piero Calamandrei sulla scuola pubblica

Un classico sempre attuale...

di Piero Calamandrei

Roma 11 febbraio 1950
[Pubblicato in "Scuola democratica", periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]

Cari colleghi,
Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po' vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c'è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l'art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].

La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola "l'ordinamento dello Stato", sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].

La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall'afflusso verso l'alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l'alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...].

A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa, l'art. 34, in cui è detto: "La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Questo è l'articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com'è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l'accento su quel comma dell'art. 33 della Costituzione che dice così: "La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi". Dunque, per questo comma [...] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...].

Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell'art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l'espressione di un altro articolo della Costituzione: dell'art. 3: "Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali". E l'art. 151: "Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge". Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...].

Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell'articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.

La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l'espressione, "più ottime" le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione.

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apetamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: (1) ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso, la fase più pericolosa di tutta l'operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell'art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: "Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato". Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c'è un'altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la "frode alla legge", che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. È venuta così fuori l'idea dell'assegno familiare, dell'assegno familiare scolastico.

Il ministro dell'Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a "stimolare" al massimo le spese non statali per l'insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? È un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.
Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l'arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l'arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...].

Poi, nella riforma, c'è la questione della parità. L'art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: "La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali" [...]. Parità, sì, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...].

Però questa riforma mi dà l'impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c'era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c'è il cacciatore con il fucile spianato. È la scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell'avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.

E poi c'è un altro pericolo forse anche più grave. È il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. È il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l'onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l'idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c'erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l'italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime.

E c'è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. È accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d'Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell'avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.

lunedì 7 marzo 2011

TEMPO PIENO A RISCHIO PER IL PROSSIMO ANNO

Nelle prossime settimane verrà pubblicata la Circolare Ministeriale sugli Organici nelle scuole di ogni ordine e grado. Gli Organici sono costituiti dal numero di insegnanti e personale non docente che potrà lavorare nelle scuole pubbliche il prossimo anno scolastico 2011-12. Intanto il Ministero ha già comunicato il numero di posti che verrà tagliato nel prossimo anno: solo tra gli insegnanti saranno cancellati 19.600 posti (8.989 alle scuole superiori, 1.316 alle medie, 9.260 alle elementari), mentre ra il personale non docente (bidelli, personale di segreteria) i posti cancellati saranno 15.000.Solo a Romaverranno tagliati 930 posti di insegnanti alle elementari.

Se questa sarà l’entità dei tagli, è prevedibile che verranno ridotte di alcune centinaia le classi a Tempo Pieno consolidato, ossia già funzionanti a T.P., che per il Ministero hanno sempre costituito un lusso discrezionale. Già lo scorso anno hanno provato a tagliare 68 classi di Tempo Pieno ma la mobilitazione i genitori e insegnanti è riuscita ad ottenere che fossero tutte ripristinate.

Da anni a Roma le richieste di Tempo Pieno aumentano, l’anno scorso 240 nuove classi a T.P. richieste non sono state date e i genitori o si sono accontentati di un tempo scuola ridotto o, quando potevano, hanno iscritto i figli alle scuole private a pagamento.

Il tempo pieno non è soltanto un orario scolastico ormai indispensabile per la stragrande maggioranza delle famiglie ma costituisce anche un modello pedagogico di eccellenza in grado di rispettare i tempi dei bambini, consentire il loro protagonismo nell’apprendimento, il loro ascolto da parte degli insegnanti, di realizzare esperienze cooperative e di collaborazione tra bambini e tra insegnanti.

La Ministra Gelmini ha promesso, più volte, sui giornali e in televisione che:”tutte le richieste che le famiglie faranno di Tempo Pieno verranno soddisfatte”.

Con le iniziative e le lotte dell’anno scorso genitori e insegnanti, oltre il ripristino delle 68 classi a T.P., hanno strappato al ministero il finanziamento per poter pagare le supplenti, e il pagamento di una parte dei debiti che il Ministero aveva con le scuole.

Quest’anno dobbiamo organizzarci per tempo e realizzare una mobilitazione che imponga al Ministero di:

Ø fornire gli insegnanti necessari per la formazione di tutte le classi a Tempo Pieno richieste dai genitori;

Ø garantire gli organici per il funzionamento corretto per tutte le classi a 30 ore e con il modello dei moduli richieste dai genitori;

Ø ripristinare i fondi (109 milioni) per garantire la gratuità dei libri di testo;

Ø restituire tutti i debiti che ha contratto con le scuole dal 2006.

Si invitano i genitori a partecipare alle iniziative in difesa della scuola pubblica che verranno organizzate nelle prossime settimane a livello locale e nazionale

Coordinamento Genitori – Insegnanti “Crispi”




19.700 cattedre scolastiche in meno nel 2011-2012

Meno 2.534 posti in Sicilia, meno 2.415 in Lombardia, meno 2.234 in Campania, meno 1.989 posti nel Lazio: complessivamente il prossimo 1° settembre le scuoleriapriranno con 19.700 posti di insegnante in meno. Lo prevede la bozza di decreto sugli organici 2011-2012 che il ministero dell'Istruzione pubblicherà la prossima settimana

Alla primaria i tagli maggiori Arrivano i super-ispettori che daranno i voti ai prof (di Claudio Tucci)

A subire la sforbiciata più forte sarà la scuola primaria, che perderà in tutto 9.252 posti. Buone notizie arrivano invece dal fronte pensionamenti. Il prossimo anno lasceranno la scuola 27.400 docenti. Un numero superiore ai tagli programmati e che potrebbero consentire quindi più immissioni in ruolo dei precari. Viale Trastevere, secondo fonti sindacali, è intenzionata a chiedere l'autorizzazione al Tesoro ad assumere 30mila persone. Novità anche sul fronte Ata: il prossimo anno andranno in pensione 7.300 unità. Ma sono previsti circa 14mila tagli.

Alle superiori: 8.984 posti in meno
Tornando alla ripartizione regione per regione dei tagli al corpo docente programmati per il prossimo anno, spicca come alla scuola dell'infanzia (meno 141 tagli totali), la riduzione maggiore l'avrà la Campania, con meno 151 posti. La Puglia, ne perderà 87, la Sicilia, 81. In controtendenza la Lombardia, che invece guadegnerà 116 posti, e il Piemonte, con più 58 posti. Passando alla primaria, la contrazione maggiore sarà in Lombardia, meno 1.424 posti, seguita da Sicilia, meno 969, Campania, meno 964, Lazio, meno 930. A differenza dell'infanzia, alla primaria non guadegnarà posti nessuna regione. Alle scuole medie la sforbiciata complessiva sarà di 1.323 posti. Anche qui segno meno davanti tutte le regioni. Il primato spetta alla Sicilia, con meno 267 posti, seguita dalla Lombardia, con meno 235, dal Veneto, con meno 143 e dalla Calabria, con meno 131. Note dolenti infine pure alle superiori: meno 8.984 posti in totale. Il taglio maggiore sarà in Sicilia, meno 1.217 posti. A seguire: Campania, meno 1.081, Lazio, 1.217, Puglia, 907.

Da www.ilsole24ore.com leggi articolo originale con i link correlati

Adesione Manifestazione 12 marzo

Associazione Nazionale "Per la Scuola della Repubblica Comitato Nazionale Scuola e Costituzione

Roma 12 marzo 2011

L’Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica” e il “Comitato Nazionale Scuola e Costituzione” aderiscono alla Manifestazione del 12 marzo che segna uno scatto d’orgoglio della società civile contro le incessanti aggressioni ai principi fondamentali della Costituzione e a quella cultura della democrazia che in essa affonda le sue radici.

Sono di questi ultimi giorni gli attacchi urlati dal nostro Presidente del Consiglio contro la Scuola dello Stato.

Come associazioni che operano per la difesa della Scuola dello Stato, per la sua laicità, per l’attuazione compiuta dei principi dell’uguaglianza e del pluralismo, negati nelle scuole private, saremo in piazza a fianco dei promotori per difendere il concetto di libertà oggi continuamente mistificato e offeso.

Ma la nostra protesta non si fermerà il 12 marzo.!

Auspichiamo che l’intero mondo della scuola e dell’università tragga da questa giornata maggior forza per proseguire nella grande mobilitazione in atto da mesi, volta ad arrestare i provvedimenti specifici che si sono abbattuti in questi ultimi anni su docenti, studenti, genitori, su tutti gli operatori della scuola nel tentativo di distruggere conquiste pedagogiche che ne hanno rappresentato fin qui la vera innovazione.

sabato 5 marzo 2011

Gravi e disarmanti le parole di Berlusconi sulla Scuola di stato

L’Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica” giudica gravi e disarmanti le parole con cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha voluto infangare pubblicamente la Scuola dello Stato e il lavoro degli insegnanti che in essa operano con impegno quotidiano navigando a vista tra tagli e precarietà.

Gravi, poiché Silvio Berlusconi ha dimostrato pubblicamente di ignorare la funzione della Scuola dello Stato che è lo strumento principe attraverso cui la Repubblica assolve al compito affidatole dal’art.. 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli all’esercizio della cittadinanza

Essa, infatti, ha tra i suoi fini prioritari la rimozione delle disuguaglianza economiche e sociali, e la promozione del rispetto di quel pluralismo delle culture che trova il suo dispiegarsi nella libertà d’insegnamento dei docenti e nel confronto rispettoso dei patrimoni culturali di cui ciascuno è portatore

Questa sua funzione formativa, stabilita nell’art.33 della Costituzione, dovrebbe essere recepita , stimata e difesa in primo luogo da chi ha giurato fedeltà alla Costituzione e ha il compito di guidare il Governo: è quindi grave una simile lacuna nella concezione politica di chi ricopre questa

carica istituzionale di un paese democratico.

Disarmanti sono le parole usate, poiché rivelano un uso strumentale di concetti che ben si sanno ancora radicati in una vasta fascia sociale : il richiamo alla “famiglia” che non vedrebbe i figli educati nella scuola pubblica secondo i propri principi, (dando per scontato che “tutte le famiglie” professino gli stessi principi) messi in crisi dagli insegnanti “comunisti” facendo appello ai valori “tradizionali, “rassicuranti”.

E’ evidente che tutto viene sacrificato alla ricerca del consenso, compreso il valore della Scuola dello Stato, che mira alla formazione dello spirito critico, all’acquisizione della libertà di coscienza, delle giovani generazioni educandole proprio alla condivisione della cittadinanza, fuori dal chiuso delle cerchie familiari.

Disarmante che gli faccia eco la ministra Gelmini, impegnata quotidianamente a “decomunistizzare” la Scuola dello Stato e a realizzare il disegno di depotenziare la scuola di stato e promuovere la confessionalizzazione del sistema formativa favorendo la Scuola cattolica.

Giudici, insegnanti, studenti , tutti “comunisti” per il solo fatto di battersi per l’attuazione dei principi costituzionali, così nella giustizia come nella scuola!

Auspichiamo che il mondo della scuola, in perenne mobilitazione in questi ultimi anni nel tentativo di difendere le conquiste pedagogiche e democratiche raggiunte nell’arco di decenni, in presenza degli arroganti, diretti attacchi al principio della Scuola dello Stato, come mai si era fin qui verificato, sappia levare alta la propria voce e manifestare quello spirito unitario indispensabile per

invertire il corso di una deriva che pare inarrestabile.

Il 12 marzo 2011 scade il termine per la trasmissione dei dati al SIDI

Si riporta qui di seguito il testo della circolare

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi

Roma, 11 febbraio 2011

Oggetto: Iscrizioni a.s. 2011/2012 – inserimento e trasmissione dati al SIDI


Come anticipato con la nota prot. 551 del 31 gennaio 2011 (inviata per e-mail alle istituzioni scolastiche statali e paritarie e agli Uffici Scolastici Territoriali), la procedura per la trasmissione al SIDI dei dati delle iscrizioni per l’a.s. 2011/2012 è stata modificata rispetto a quella adottata lo scorso anno.

La comunicazione di tali dati sarà possibile dal 14 febbraio al 12 marzo 2011, per tutti gli ordini di scuola. Non è prevista la comunicazione al SIDI delle iscrizioni alle scuole dell’infanzia.

In merito alla procedura si forniscono le seguenti indicazioni.


Iscrizione al primo anno delle scuole primarie statali e paritarie
I dati delle iscrizioni, ovvero dati anagrafici degli alunni e tempo scuola richiesto dalle famiglie (24 ore, 27 ore, fino a 30 ore e 40 ore), vanno inseriti nei pacchetti locali (SISSI, ARGO, AXIOS, etc) di cui i fornitori rilasceranno a breve un apposito aggiornamento. I dati così inseriti vengono trasmessi al SIDI con la funzione di trasmissione flussi (disponibile dal 28 febbraio).

Le scuole che non dispongono di pacchetti software di gestione scuola, invece, devono utilizzare le funzioni sul SIDI per l’inserimento dei dati relativi ad ogni singolo alunno.


Iscrizione al primo anno delle scuole secondarie di I grado statali e paritarie
La trasmissione dei dati avviene interamente sul portale SIDI nell’area: Alunni - Gestione alunni – Gestione iscrizioni.

Il processo si articola in 2 fasi:
1. La scuola primaria comunica relativamente agli alunni che frequentano la quinta classe:
- codice meccanografico della scuola secondaria di I grado prescelta;
- tempo scuola richiesto (ordinario di 30 ore, sezioni musicali 33 ore, tempo prolungato a 36 ore, tempo prolungato a 40 ore).

La nuova funzione prospetta l’elenco degli alunni delle quinte classi, per singola sezione, i cui dati sono da trasmettere alle scuole secondarie di primo grado. Tale trasmissione potrà essere eseguita unicamente in un solo invio da effettuarsi a conclusione delle attività ed utilizzando la funzione “Conclusione attività - Inoltro”. Si raccomanda perciò la massima attenzione in questa fase.

2. A conclusione dell’attività prima descritta da parte delle scuole primarie, le scuole secondarie di I gradovisualizzeranno, nell’area SIDI Alunni - Gestione alunni, una “comunicazione di servizio” che, automaticamente, informa dell’avvenuto trasferimento dei dati delle iscrizioni da parte di ciascuna scuola primaria che ha effettuato l’inoltro.
A questo punto, le scuole secondarie di I grado possono visualizzare l’elenco degli alunni comunicati dalle scuole primarie tramite la funzione “Gestione domande ricevute” nell’area Alunni - Gestione alunni – Gestione iscrizioni.

Nel caso in cui il numero di domande pervenute superi la disponibilità di posti, la scuola di I grado potrà procedere, nei modi previsti dalla circolare sulle iscrizioni (n. 101 del 30 dicembre 2010), ad indirizzare la domanda verso un’altra scuola secondaria di primo grado, utilizzando il pulsante “Smista”.

Dal 28 febbraio le scuole di primo grado potranno inserire nuovi iscritti, non comunicati dalle scuole primarie, utilizzando la funzione “Iscrizione diretta”.


Iscrizione al primo anno delle scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie
Come per la scuola secondaria di primo grado, l’attività si svolge interamente sul portale SIDI, si articola in 2 fasi:

1. La scuola secondaria di primo grado comunica le scelte degli alunni che frequentano la terza classe.
La nuova funzione prospetta l’elenco degli alunni delle terze classi e per ognuno di essi la scuola deve indicare:

- Il codice meccanografico della scuola secondaria di secondo grado prescelta, nel caso in cui l’alunno prosegua il percorso in ambito scolastico;

- oppure, in alternativa, la scelta per la prosecuzione dell’obbligo in uno dei possibili percorsi previsti dalla normativa vigente (percorso triennale di Istruzione e Formazione Professionale presso strutture regionali; percorso triennale di Istruzione e Formazione Professionale presso istituti professionali; apprendistato; istruzione parentale);

- Indirizzo di studio.

È oppurtuno sottolineare l’importanza della richiesta di quest’ultimo dato, da compilarsi nel caso in cui lo studente prosegue gli studi nella scuola secondaria di secondo grado.
La scuola secondaria di primo grado segnala la conclusione delle attività utilizzando la funzione “Conclusione attività - Inoltro”, che consente la trasmissione delle iscrizioni alle scuole di secondo grado destinatarie.

Tale trasmissione potrà essere eseguita unicamente in un solo invio da effettuarsi a conclusione delle attività. Si raccomanda perciò la massima attenzione in questa fase.

2. Le scuole secondarie di secondo grado tramite la funzione “Gestione domande ricevute”, nell’area Alunni - Gestione alunni – Gestione iscrizioni, visualizzano l’elenco degli alunni comunicati dalle scuole secondarie di primo grado. Nel caso in cui il numero di domande pervenute superi la disponibilità di posti, la scuola di secondo grado potrà, nei modi previsti dalla circolare sulle iscrizioni (n. 101 del 30 dicembre 2010), procedere ad indirizzare la domanda verso un’altra scuola secondaria di secondo grado, utilizzando il pulsante “Smista”.
Dal 28 febbraio le scuole di secondo grado potranno inserire nuovi iscritti, non comunicati dalle scuole secondarie di primo grado, utilizzando la funzione “Iscrizione diretta”.

Si ricorda che per ogni chiarimento inerente la comunicazione dei dati è possibile contattare il Servizio di Statistica. È comunque disponibile sul portale SIDI, nell’area Procedimenti Amministrativi, la guida operativa.

Per problemi tecnici, invece, è disponibile il numero verde del gestore del servizio informativo (8000903080).

Il Direttore Generale
F.to Emanuele Fidora


http://www.istruzione.it/web/istruzione/prot816_11

mercoledì 2 marzo 2011

Valutazione e meritocrazia, entro aprile regolamento. 10.000 ispettori valuteranno scuole e Dirigenti

da www.orizzontescuola.it

Se ovviamente quanto approvato ieri al Senato nel Milleproroghe sarà confermato con il voto della Camera. Nel maxiemendamento è stato, infatti, approvato un articolo che prevede un regolamento da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore. Un colpo di mano che aggira la sperimentazione e quasiasi possibilità di modello condiviso di valutazione.

Secondo quanto indicato nell'emendamento, il sistema valutativo si baserà su tre cardini:

  • l'Indire, che avrà compito di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica
  • l'INVALSI che avrà compiti di predisposizione di prove di valutazione degli apprendimenti per le scuole di ogni ordine e grado, di partecipazione alle indagini internazionali, oltre alla prosecuzione delle indagini nazionali periodiche sugli standard nazionali
  • un corpo ispettivo, composto da oltre 10mila ispettori che avranno il compito di valutare le scuole e i Dirigenti scolastici

Nel regolamento, inoltre, dovranno essere indicati gli standard per la valutazione esterna della scuola

L'emendamento come approvato dal Senato

Art. 1
c. 4- octiesdecies. Con regolamento da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, è individuato il sistema nazionale di valutazione definendone l’apparato che si articola:
a) nell’istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, con compiti di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica;
b) nell’istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione, con compiti di predisposizione di prove di valutazione degli apprendimenti per le scuole di ogni ordine e grado, di partecipazione alle indagini internazionali, oltre alla prosecuzione delle indagini nazionali periodiche sugli standard nazionali;
c) nel corpo ispettivo, autonomo e indipendente, con il compito di valutare le scuole e i dirigenti scolastici secondo quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.”.

Corpo ispettivo per valutazione

Art. 1
c. 4-septiesdecies. Al fine di definire il sistema nazionale di valutazione in tutte le sue componenti, con regolamento da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, è riorganizzata, all’interno del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, la funzione ispettiva, secondo parametri che ne assicurino l’autonomia e l’indipendenza, finalizzata alla valutazione esterna della scuola, da effettuare periodicamente, secondo modalità e protocolli standard definiti dallo stesso regolamento. La relativa pianta organica rimane quella già prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 20 gennaio 2009, n. 17. La riorganizzazione non comporta alcun onere a carico della finanza pubblica.