lunedì 17 gennaio 2011
PROVE INVALSI 2010-2011
giovedì 6 gennaio 2011
Il 12 febbraio scade il termine per le iscrizioni
domenica 19 dicembre 2010
A SCUOLA VIETATO CRITICARE
A SCUOLA VIETATO CRITICARE
Il diritto di critica nei riguardi dell'amministrazione per i lavoratori della scuola è stato pesantemente soffocato dalla circolare 88 arrivata in questi giorni nei vari istituti della penisola. Nuove disposizioni che, al di là della riformulazione per tutti i comportamenti lesivi degli obblighi di lavoro - comunicazioni tempestive di malattie, ricostruzione veritiera della carriera, false attestazioni di presenza sul posto di lavoro - inseriscono nella casistica anche sanzioni per «gravi condotte o molestie o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui». Tradotto significa che se durante un Collegio docenti, una riunione sindacale in orario di lavoro o nei lavori del Consiglio d'Istituto ci si azzarda a criticare, naturalmente motivando, un aspetto dell'organizzazione del lavoro, il ministro, la burocrazia locale oppure il preside della scuola, sarà possibile essere sanzionati in base alla nuova normativa introdotta con il decreto legge 27 ottobre 2009, che è stato trasformato in legge definitiva e pubblicato recentissimamente sulla Gazzetta ufficiale.Sanzionati come? Da un richiamo verbale siano a dieci giorni di sospensione dal lavoro, e di sospensione dallo stipendio, dal preside della scuola. Oltre tale limite, dagli appositi uffici disciplinari della zona dove si è consumato il misfatto. Non sono ammessi ricorsi a organi arbitrali, che sono stati aboliti. Si può, in pratica, solo ricorrere al giudice ordinario. E sappiamo bene quali sono i tempi per una definizione di una causa in tribunale, anche civile. Il malcapitato può così solo sperare nella "clemenza della corte": preside od ufficio che sia. E' ammessa solo una difesa, orale o scritta, che sarà vagliata ad insindacabile giudizio dall'organo che decide sul caso. In aggiunta si introduce per legge anche una pelosa ricerca di collaborazione, leggi delazione, dato che chi fosse a conoscenza di notizie utili per la condanna e non lo dicesse potrebbe esser sanzionato a sua volta per un massimo di quindici giorni, sempre con la sospensione dello stipendio.
Neppure i canoni del liberalismo che esaltano la democrazia, la dialettica, la trasparenza, vengono rispettati da chi si dice difensore della libertà di giudizio. Assenza di critica lesiva (cosa vorrà mai dire?); insindacabilità ed inappellabilità per ogni livello di giudizio; esortazione forzata alla delazione. Insomma il sublime della filosofia giuridica riunito in un'unica norma. Da andarne fieri. E pensare poi che tali comportamenti a cascata vanno ad interessare gli ultimi fruitori dell'istituzione scolastica, che avranno davanti a sé insegnanti sempre più annichiliti, nei quali la dignità umana vien sempre più calpestata, per avere una classe di lavoratori proni al nulla ministeriale. La scuola, che dovrebbe insegnare l'importanza della libertà di giudizio e di discussione, costretta in limiti giuridici da basso impero.
Altra possibilità: anche tale normativa sparirà nel cestone delle normative scolastiche, un ginepraio di difficile interpretazione ed apparirà così come una delle tante "grida manzoniane" che nessuno farà mai applicare. Ma anche in questo caso ci si può chiedere a che pro siano state fatte. Come la si giri, una brutta pagina per la scuola, che è intenta ad arrabattarsi per la sua sopravvivenza in presenza di una continua riduzione di fondi per il suo normale funzionamento.
sabato 11 dicembre 2010
L’ARABA FENICE: CITTADINANZA E COSTITUZIONE
Il 28 Ottobre 2010, sulla Home page del Miur, e`apparsa la scritta “Cittadinanza e Costituzione”. La stessa scritta, come avviene per le comunicazioni importanti, era anche riportata nel settore “Istruzione”, accompagnata dal sottotitolo esplicativo: “indicazioni in merito all’introduzione dell’insegnamento di ‘Cittadinanza e Costituzione’ nel nostro sistema scolastico”. C. M. … (il numero della circolare manca
proprio nel sito, dove ‘cliccando su leggi tutto’ si e` rinviati a un altro sito hubmiur.sidi.mpi.it nel quale, della C.M. non si trova traccia e la ricerca in ogni caso risulta complessa e difficile).
Si riapre, dunque, o forse si chiude, una vicenda che viene da molto lontano, che ha attivato interessanti problematiche di ordine epistemologico e didattico e che ha fatto sperare, almeno all’inizio del suo incarico, in una dimensione “costituzionalista” della futura azione del Ministro Gelmini.
Infatti l’art. 1 della legge 169 del 30.10.2008, di conversione del D. Lgs. n. 137 dell’1.09.2008 stabiliva che: a decorrere dall’inizio dell’anno scolastico, oltre a una sperimentazione nazionale… sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione, nel primo e nel secondo grado, delle conoscenze e delle competenze relative a
Costituzionale. Era davvero un bel segnale! Tale segnale conobbe una continuita` significativa in due successivi provvedimenti: il primo - l’atto di indirizzo del 4 Marzo 2009 per la sperimentazione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, ricco, per altro, di riferimenti storici ai tentativi di istituire un insegnamento di educazione civica nella scuola che rivelano successi,intuizioni nobili e soluzioni ingegnose,ma anche vari insuccessi; il secondo - il Decreto costitutivo del Gruppo di lavoro per la sperimentazione nazionale di Cittadinanza e Costituzione, formato da illustri esperti, che nella ‘premessa’ fa riferimento a un precedente decreto, il n. 55 del 21.10.2008, con il quale era stato costituito un gruppo di lavoro presieduto dal Prof. Luciano Corradini, Universita` di Roma Tre, con compiti di studio, analisi, proposte e consulenza tecnico. Il Prof. Corradini faceva parte anche del gruppo del 4 Marzo 2009 ed e` evidente che, nel nuova struttura di lavoro, porto` la sua cultura, il suo riconosciuto carisma e gli esiti della esperienza specifica maturata nel gruppo dell’Ottobre 2008. Ma questa volta la presidenza fu affidata al Capo Dipartimento per la programmazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali presso il Ministero. L’idea di Cittadinanza e Costituzione trovo` un’accoglienza entusiasta: migliaia di progetti, elaborati dalle scuole, furono presentati all’ANSAS che, con provvedimento del 17 maggio, era stata incaricata dal Ministro di curare un bando di concorso fra scuole prevedendo di assegnare alla scuola vincitrice un premio in denaro. Il tutto con un’elaborazione in tempi assai ristretti e a ridosso degli scrutini. Questo conferma, se ce ne fosse bisogno, l’interesse e la grande disponibilita` a impegnarsi su contenuti significanti, chele scuole ancora una volta dimostrarono di possedere. Si prescindeva, ovviamente, dal “premio finale”! Sembrava che tutto procedesse per il meglio. Ma non fu cosi`! Qualche giornale comincio` a esprimere valutazioni critiche sostenendo che l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione finisse col caratterizzarsi come una specie di “catechesi” e d’indottrinamento sul “valore” dello Stato, mettendo in discussione la dimensione essenzialmente ‘laica’ della scuola. Punto di vista rispettabile ma che, certamente, contribui` a scelte successive che segnarono chiaramente un’inversione di tendenza: contrariamente a quanto avvenuto all’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, quando, come lo stesso Ministero afferma (10.09.2009), fu “introdotta una nuova disciplina in tutte le scuole di ogni ordine e grado, che oltre ai temi dell’educazione civica, comprende anche l’educazione ambientale, l’educazione alla legalità, i valori del volontariato e l’educazione stradale”, nelle novita` introdotte nell’anno scolastico 2009/2010 non si fa riferimento a questa disciplina, nè alla sua sperimentazione. Si fa anche sparire dall’home-page del sito ministeriale l’icona di Cittadinanza e Costituzione. Lentamente si lascia cadere la “cosa” e delle questioni aperte dalla Legge 169/08 non si parla piu`.
Eppure la Costituzione, nell’allegato alla Direttiva Ministeriale 08.02.96 n.38 - “Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale”, e` cosi` definita: “La Costituzione è una specie di “giacimento” etico, politico e culturale per lo più sconosciuto, che possiede la singolare caratteristica di fondare in una visione unitaria i diritti umani e l’identità nazionale, l’articolazione autonomistica e l’apertura sovranazionale”. Nessuno, tuttavia, si curava piu` di Cittadinanza e Costituzione. Al Ministero incombevano nuovi obblighi, quelli della riforma “epocale”. Ma c’era occasione migliore della riforma, per un inserimento sistematico dell’insegnamento di Cittadinanza e
Costituzione, nei diversi curricoli ? La riforma e` stata varata e di Cittadinanza e Costituzione nei curricoli non c’e` traccia. E ora la beffa del 28 Ottobre, con un provvedimento che da` alle scuole indicazioni per l’insegnamento di una materia che non c’e`. Non ci aspettavamo dal Ministro sensibilita` pedagogiche e didattiche, ma sicuramente, la volonta` politica di decidere positivamente su di una problematica certamente complessa ma, che Lei stessa, aveva aperto con la Legge 169/2008. Preferiamo pensare che non l’abbia fatta “politicamente” e non che abbia scelto scientemente di “non fare”, in ossequio a chi pensa che la Costituzione della Repubblica sia soltanto un “pezzo di carta” e che, a conferma di tale pensiero, (?) ne fa scempio quotidiano.
Giuseppe Capilli, g.capilli@libero
Dirigente Scolastico (Messina)
venerdì 10 dicembre 2010
Nella scuola pubblica si impara di più L'Italia in basso per colpa delle private
La lettura approfondita dei dati OCSE PISA resi noti qualche giorno fa dimostra che senza le paritarie il nostro Paese scalerebbe le tre classifiche (Lettura, Matematica e Scienze) anche di dieci posizioni
di SALVO INTRAVAIAmercoledì 1 dicembre 2010
Parere CNPI sulla revisione delle classi di concorso
Leggi il testo
giovedì 25 novembre 2010
GIOVANI: UNA STRAORDINARIA MOBILITAZIONE
Non ha precedenti recenti la forza della contestazione giovanile che in questi giorni sta occupando scuole, università, strade e piazze del nostro Paese: ieri (il 17 novembre) in cento città italiane, oggi in tutte le università per opporsi all’approvazione di una legge che ucciderebbe l’università statale e il diritto di istruzione. Ieri e oggi per impedire che il governo riduca in macerie la scuola, l’università, la ricerca e la cultura; ieri e oggi perché i giovani sono vittime di un’aggressione violenta e senza precedenti al loro futuro.
La protesta è quasi un’esplosione improvvisa, forte, consapevole ma anche piena di una rabbia, prodotta dalla situazione tragica che vivono milioni di giovani nel nostro Paese.
Oggi il 30% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro (nel Meridione si arriva a punte del 50%), rispetto al 2009 sono trecentomila in più (il 4,5%) il che significa che il calo complessivo dell’occupazione dell’ultimo anno riguarda per l’80% i giovani, vengono cioè licenziati anzitutto coloro che svolgono lavori precari.
Oggi il 22% dei giovani ( due milioni di giovani!) fra i 15 e i 29 anni non lavora e non frequenta alcun corso di studi (il dato è in continuo, preoccupante aumento), di questi circa 1/5 è in età scolare.
Oggi il 25% dei giovani fra i 18 e i 24 anni non possiede il diploma della secondaria superiore e sono 16 su cento gli espulsi dalla secondaria superiore nei primi due anni di iscrizione; oggi, mentre sono in calo le immatricolazioni all’università, solo il 18% dei giovani venticinquenni consegue una laurea di 4-6 anni provenendo in larghissima maggioranza (circa il 75%) dalle classi sociali più ricche e acculturate con l’esclusione massiccia di figli di lavoratori dipendenti e operai.
Lavoro, istruzione, diritti.
Se è vero che il 43% dei giovani svolge un lavoro meno qualificato rispetto al titolo di studio conseguito è altrettanto vero che il possesso di un titolo di studio è elemento decisivo per l’accesso al lavoro, per i diritti di cittadinanza. Lo riconoscono tutti: dalla CGIL, alla Banca d’Italia, a Confindustria, all’Istat…Il calo dell’occupazione giovanile nell’ultimo anno ha colpito per l’11,4% chi possedeva la licenza media, per il 6,9% chi possedeva il diploma della secondaria superiore, per il 5,2% la laurea; il tasso di occupazione dei laureati è quasi doppio di quello dei titolari di licenza elementare e rispettivamente del 24% e del 12% in più rispetto a chi possiede la licenza media e il diploma della secondaria superiore. Chi studia di più si ammala meno, delinque di meno, ha maggiore consapevolezza dei propri diritti.
Le scelte della destra cancellano il futuro
La destra al governo, pure ben consapevole di tutto questo, opera scelte contro il futuro di tutti.
Non attua alcun provvedimento, non investe un euro per il lavoro, per l’occupazione giovanile, contro il precariato, anzi “licenzia” decine di migliaia di precari nella scuola, nell’università, nella ricerca, nel pubblico impiego.
Taglia del 25% in quattro anni il bilancio statale di scuola, università e ricerca; controriforma la scuola italiana, abbassa l’obbligo di istruzione e ( in accordo con Confindustria!)consente di assolvervi mentre si lavora come apprendisti; colpisce mortalmente l’università statale tagliando contestualmente i fondi per il suo funzionamento ordinario e per il diritto allo studio e cancellando il diritto al lavoro di decine di migliaia di ricercatori precari. E’ così che si vuole trasformare il diritto di istruzione per tutti sancito dalla Costituzione in privilegio riservato a ristrette minoranze più ricche e già privilegiate.
Sta in questi numeri e in queste sciagurate scelte politiche l’aggressione violenta e senza precedenti al futuro delle giovani generazioni.
Vincere si può
Per questo la lotta è tanto forte e determinata. Oggi più di ieri questa lotta può conseguire dei risultati importanti, a partire dalla non approvazione della legge sull’università.
Potrà conseguirli anche perchè domani i giovani si incontreranno in piazza con i lavoratori, nella grande manifestazione nazionale della CGIL e, fra due settimane (l’11 novembre), la più grande forza dell’opposizione parlamentare sarà protagonista (si deve con la partecipazione di tutte le altre forze di sinistra e progressiste) di una grande mobilitazione nazionale contro il più pericoloso governo di destra della storia repubblicana.
Potrà conseguire dei risultati perché mai come ora la crisi di questa destra è stata tanto palese sia nella società che nelle aule parlamentari.
Una nuova strada è possibile.
Ma questa straordinaria mobilitazione giovanile indica una strada per il futuro. Perché “coloro che verranno” operino una inversione di rotta nelle scelte politiche nazionali eleggendo il diritto al sapere e al lavoro come le due grandi priorità politiche che fondano il futuro di uguaglianza, di democrazia, di sviluppo del paese e i diritti dei cittadini e delle persone. Così dice la Costituzione italiana.
Il 10% della popolazione ha il 45% della ricchezza nazionale: si deve ridistribuirla.
Non esiste alternativa alcuna a questa scelta strategica. E per realizzarla una sola è la strada percorribile: avviare finalmente un processo di redistribuzione della ricchezza nazionale. Ovvero fare sì che il 10% della popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale ne ceda una parte consistente all’intera società. Perchè venga destinata alla creazione di lavoro a tempo indeterminato, alla stabilizzazione del lavoro precario, all’aumento dei salari, al rispetto e alla realizzazione dei diritti ; perché venga investita in sapere, in istruzione, nell’università e nella ricerca, per realizzare riforme (queste sì, riforme) del nostro sistema formativo che consentano a tutti i giovani del nostro paese di avere un’istruzione qualificata, obbligatoria e gratuita almeno fino a 18 anni e ai capaci e meritevoli, non ai più ricchi, di accedere ai gradi più alti degli studi.
Il primo provvedimento immediatamente realizzabile, ai fini della redistribuzione, è quello della tassazione al 10% dei capitali esportati illegalmente all’estero e condonati grazie al famigerato scudo fiscale. Entrate per lo Stato, dieci miliardi. Destinazione prevalente: scuola, università, ricerca scientifica, stabilizzazione del lavoro precario.
Seguono altri provvedimenti da tempo noti e relativamente “semplici” visto che sono stati realizzati in tutti i paesi avanzati: una tassazione adeguata delle grandi ricchezze e delle rendite finanziarie alla pari degli altri paesi europei; una lotta senza quartiere all’evasione fiscale che per quantità e qualità in Italia è unica al mondo! Se ben si vede si tratta di imporre un’equa tassazione a chi ha accumulato enormi ricchezze commettendo gravi reati a danno della società (esportazione illegale di capitali all’estero, evasione fiscale) che in altri paesi sono puniti anche col carcere.
E, infine, una riduzione della spesa militare, un taglio agli inutili e costosissimi “Euroflyght” e alla presenza in Afghanistan.
Un impegno preciso su questi temi anche da parte delle forze politiche di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale di nuova speranza, di fiducia, di incoraggiamento alla battaglia che si sta conducendo per il futuro delle giovani generazioni e di tutto il Paese.
Piergiorgio Bergonzi - resp. nazionale scuola PdCI- Federazione della sinistra
25 novembre ‘10
domenica 14 novembre 2010
Nuovi finanziamenti alle scuole private ed ulteriori tagli alla scuola statale: contrastiamo questo vergognoso appalto dell’istruzione pubblica.
sabato 6 novembre 2010
NIENTE SOLDI AI LIBRI DI SCUOLA
Nel 2011 il governo non ha previsto i fondi per rendere gratuiti i libri testo delle scuole dell’obbligo. Dopo il tentativo fallito in extremis dodici mesi fa, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ci riprova e cerca di far saltare una delle misure caratteristiche della scuola pubblica dal 1967, cioè il fondo per i libri destinato ai bambini provenienti da famiglie meno abbienti, che serve a garantire il diritto allo studio a tutti i ragazzi. Il capitolo di bilancio della legge Finanziaria che prevede lo stanziamento di 103 milioni per la gratuità dei libri scolastici è stato nuovamente tagliato e ridotto a zero per il prossimo anno. Se le cose resteranno come sono, e non ci sarà uno stanziamento ulteriore nell’annunciato decreto di Natale, tutte le famiglie che mandano i bambini alle primarie (o che sfruttano il comodato d’uso gratuito nella scuola superiore) saranno costrette a sborsare i soldi per i libri di tasca propria.
Ma quella dei libri non è l’unica misura del piano governativo: il fondo per il diritto allo studio nelle scuole dell’obbligo viene ridotto di oltre il 70 per cento. In questo modo solo il 30 per cento di chi non può permettersi di studiare potrà farlo, per i bambini delle altre famiglie in difficoltà economiche l’istruzione sarà a rischio. Nello stato di previsione del ministero dell’Economia, alla voce “sostegno all’istruzione” sono calcolati solo 33,1 milioni di euro tra le somme da trasferire alle Regioni per le borse di studio. La riduzione rispetto all’anno scorso è quindi di 84,2 milioni di euro. Mentre in quello del ministero dell’Università e la Ricerca, il diritto allo studio nell’istruzione universitaria viene ridotto a 25,7 milioni da 100, tagliando 74 milioni. Con l’aggravante che le Regioni, a loro volta, stanno riducendo i finanziamenti a questo genere di misure a causa dei tagli agli enti locali. Il computo dei tagli che la Finanziaria porterà a scuola e università è stato calcolato dai deputati del Partito democratico che fanno parte della commissione Cultura e che ieri si sono visti respingere tutti gli emendamenti che rifinanziavano questi fondi. Nello specifico hanno registrato una riduzione di 123,3 milioni di euro per l’istruzione prescolastica e di 780,1 milioni di euro per l’istruzione primaria. Per l’istruzione secondaria di primo grado e di secondo grado vengono ridotte rispettivamente di 208,3 milioni e di 841,6 milioni di euro, mentre per l’istruzione post-secondaria, (quella per gli adulti) il taglio è di 7,8 milioni di euro.
In commissione Cultura, a Montecitorio, la discussione ieri è salita di tono e l’Italia dei Valori ha deciso di abbandonare i lavori per protesta. “É stato l’ennesimo atto di arroganza da parte di questo governo – racconta Pierfelice Zazzera, capogruppo Idv in commissione – e di questa maggioranza nei confronti del Parlamento e delle minoranze. Non solo il rappresentante del governo si è presentato con un’ora di ritardo ma, fatto ancor più grave, è stato impedito alle minoranze di parlare. Per questo, abbiamo abbandonato i lavori”. Il Partito democratico denuncia: “Con un colpo secco – dice la capogruppo in commissione Cultura Manuela Ghizzoni – il governo ha abolito la gratuità dei libri di testo nella scuola elementare per il 2011 e ridotto di oltre il 75 per cento i fondi per le borse di studio nelle università. Abbiamo dovuto lottare per ottenere dieci milioni per l’edilizia delle residenze universitarie. É inaccettabile”.
Anche lo scorso anno le proteste erano state analoghe e, sotto pressione, alla fine il governo aveva trovato i 103 milioni di euro mancanti nel decreto milleproroghe natalizio. Questa volta sarà più difficile, perché il decreto di fine anno varrà sette miliardi ma gran parte di questi soldi sono già stati promessi in quello che Tremonti definisce “Piano sviluppo”. Al ministro della Cultura Sandro Bondi servono soldi per il fondo per lo spettacolo, Stefania Prestigiacomo reclama 100 milioni per il dicastero dell’Ambiente, poi ci dovranno essere gli 800 milioni di copertura finanziaria della riforma universitaria. E trovare le risorse per i libri di testo gratuiti sarà ancora più arduo che nel 2009.
Da Il Fatto Quotidiano del 28/10/2010